I 4 tratti caratteriali delle persone che sviluppano una malattia autoimmune

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I 4 tratti caratteriali delle persone che sviluppano una malattia autoimmune

Traumi, strategie di sopravvivenza, emozioni represse: cosa può esserci dietro un corpo che sembra attaccare sé stesso.

Quando i miei clienti mi dicono: “Non capisco perché il mio corpo non funziona come dovrebbe!” oppure “Non ce la faccio più”… quello che provo non è soltanto empatia. Lo sento sulla mia stessa pelle, perché so cosa significa sentirsi così.

Quando hai perso ogni speranza. Quando il tuo corpo continua a manifestare sintomi inspiegabili e nessuno sembra riuscire a darti una soluzione. Quando hai provato tutto e nulla funziona per guarire. Quando senti l’ennesimo medico che ti dice: “Hai questo. Ti posso dare questo”, ma dentro di te senti già che anche questa volta potrebbe non funzionare. Quando inizi a chiederti se sarai costretto a vivere per sempre con un corpo che ti rende tutto più difficile ed inizi ad odiarlo perché non funziona come dovrebbe.

Ci sono passata anch’io. Il mio corpo continuava a non funzionare come avrebbe dovuto, con sintomi cronici inspiegabili che nessuno sembrava riuscire a risolvere.

Continuavo a cercare una nuova terapia, qualcosa là fuori che potesse finalmente aiutarmi. Ma è stato solo quando ho iniziato a guardarmi dentro, invece che fuori, che è cambiato tutto.

Forse una delle convinzioni che ci tengono più bloccati è questa: ciò che è cronico non è risolvibile. È una condanna a vita con cui bisogna convivere. Non esistono cure per malattie autoimmuni e bisogna imparare a gestire i sintomi.

Cronico non significa necessariamente senza possibilità di cambiamento. Significa: non risolvibile con strumenti e cure esterne (farmaci, operazioni, cibo e diete, integratori). E ne hai la prova.

Il corpo lavora giorno e notte, 7 giorni su 7, per mantenerci in equilibrio, riparare ciò che può essere riparato per sostenerci nelle sue funzioni.

Allora perché il tuo sistema immunitario sembra attaccare proprio ciò che dovrebbe proteggere? Perché non riesci a guarire? Perché stai facendo tutto giusto ma il tuo corpo sembra non reagire alle cure/ai comportamenti salutari? (Questa ero io…)

Non perché il tuo corpo sia rotto. Non perché sia stupido, incapace o difettoso.

L’80% DELLE MALATTIE AUTOIMMUNI COLPISCE LE DONNE

Ma non è un problema di genere. È un problema culturale. Riguarda ciò che molte donne hanno imparato a fare per sentirsi amate, accettate e al sicuro.

Il dottor Gabor Maté passò 30 anni della sua vita a studiare e curare pazienti con tumori, dipendenze e malattie autoimmuni. In molti dei suoi pazienti iniziò a riconoscere uno schema ricorrente, che non aveva a che fare con l’alimentazione o la loro predisposizione genetica. Con il tempo, arrivò persino a riconoscere quello schema prima ancora di leggere la cartella clinica.

Gabor fece la stessa domanda a tutti i suoi pazienti e non era “Cosa non funziona in te?”.

Era: “Cosa ti è successo?”

E lo schema diventò sempre più chiaro.

LE 4 CARATTERISTICHE IN COMUNE DELLE PERSONE AFFETTE DA MALATTIE AUTOIMMUNI

Gabor scoprì che queste persone avevano tutte la tendenza a:

  1. Mettere i bisogni emotivi degli altri prima dei propri e prendersi cura degli altri in modo compulsivo, a discapito di sé stessi.
  2. Identificarsi profondamente con ruoli, doveri e responsabilità, fino a perdere il contatto con i propri bisogni.
  3. Essere estremamente gentili e disponibili, avere difficoltà a dire di no senza sentirsi in colpa e reprimere la rabbia sana.
  4. Sentirsi responsabili di come gli altri stanno e credere di non dover mai far arrabbiare o deludere qualcuno.

Quest’estate ho conosciuto in California una ragazza che ha una malattia autoimmune che le prende la pelle e le articolazioni. Era imbottita di farmaci, per gestire tutti i suoi sintomi. Nel giro di pochi giorni, ho notato che mostrava molte di queste caratteristiche, quasi come se fossero state scritte in un copione. E ho scoperto che aveva un enorme bagaglio di traumi che si portava con sé senza averli mai risolti. Non era capace di dire di no, compiaceva tutti, tanto da risultare come se avesse una “doppia faccia”. Qualcuno avrebbe potuto interpretare il suo comportamento come falsità. Io, invece, lo leggevo come il comportamento di una persona che aveva imparato ad adattarsi per sentirsi al sicuro (era altamente traumatizzata).

“La maggior parte dei miei pazienti con il cancro non sapeva dire di no” – Gabor Maté

Fino a quando il corpo ha iniziato a dirlo al posto loro.

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IL MECCANISMO FISIOLOGICO

Questo modo di essere ti porta a non saper dire di no alle richieste degli altri, a farti carico continuamente di cose che non ti appartengono e a mettere da parte i tuoi bisogni. E questo stress costante sopprime il tuo sistema immunitario.

Il corpo tiene il conto di ciò che viviamo. Anche di quello che non abbiamo mai avuto modo di elaborare. Non metaforicamente. Fisiologicamente. Ogni emozione repressa diventa un segnale di stress cronico.

Le emozioni represse sono letteralmente energia che non ha avuto modo di muoversi ed è rimasta bloccata, dentro le cellule dei tuoi organi. 

Quando reprimi le emozioni, il sistema nervoso rimane in uno stato di allerta costante, anche lieve, e il cortisolo resta sempre alto.

I medici cercano di curare l’organo oppure gestire il sintomo. Una diagnosi descrive ciò che sta accadendo nel corpo. Ma per te, spesso, non risponde ancora alla domanda più importante: perché?

Hai un valore ormonale alterato? Si interviene per riportarlo nella norma.

Hai dolore legato a una disfunzione? Ti danno qualcosa per togliere il dolore.

Hai infiammazione? Ti prescrivono qualcosa per abbassare l’infiammazione.

Gestiscono il sintomo, non il perché. 

Il corpo viene trattato come una macchina che ha un guasto da riparare. Ci si dimentica che il corpo possiede una straordinaria capacità di adattamento e di riparazione, se ci sono le condizioni giuste e l’ambiente giusto al suo interno per farlo.

Il corpo ha sempre una buona ragione per fare ciò che fa. Ma non ci si chiede mai cosa il corpo stia cercando di esprimere. Non avendo parole, il suo linguaggio è quello dei sintomi fisici. E abbiamo imparato a non ascoltarlo.

COME I TRAUMI POSSONO CAUSARE MALATTIE

Uno studio svedese su 1,3 milioni di donne ha rivelato un collegamento significativo tra traumi dell’infanzia e la successiva diagnosi di endometriosi. Le donne che hanno subito trauma infantile hanno fino al 60% di probabilità in più di sviluppare l’endometriosi.

I comportamenti e caratteristiche individuate da Gabor Maté, come l’incapacità di dire di no, sono anch’essi sintomi. Perché queste persone sono così? Cosa è successo? 

Per tanto tempo abbiamo imparato a trattare corpo e mente come due cose separate. Per problemi mentali, vai dallo psicologo. Per problemi fisici, vai dal medico. Eppure non funziona così.

Siamo un tutt’uno e come tutt’uno ciò che viviamo non è solo mentale, è anche fisico. I traumi sono fisiologici ed è pieno di studi oggigiorno che confermano ciò.

L’incapacità di dire di no non è una semplice debolezza. Nasce da esperienze d’infanzia in cui hai imparato che dire di no significa perdere amore, in cui esprimere rabbia significava perdere sicurezza, in cui avere bisogni significava essere un peso.

Il corpo quindi trattiene tutto ciò che al bambino non è mai stato permesso di esprimere. E ha continuato col tempo a trattenere, ad assorbire, anche in età adulta, nelle relazioni costruite sul dare.. dare.. dare.

Questi comportamenti riconosciuti in gran parte delle persone affette da malattie autoimmuni sono strategie di sopravvivenza imparate da piccoli, implementate perché ci sono convinzioni di fondo come: “così come sono non vado bene”, “non sono amabile”, “non merito di occupare spazio”, “il mio sentire non è valido”, “non sono abbastanza così come sono”. 

E reprimere, reprimere, reprimere, causa infiammazione.

“When we don’t know how to say no, our body says it for us through illness” – Gabor Maté

Il subconscio non sa la differenza tra un pericolo fisico e uno stress emotivo. Il people pleasing cronico, il dare troppo e la continua soppressione dei propri bisogni possono mantenere attiva una risposta di stress. È come se una parte di te si sente sempre inseguita da un leone.

Il cortisolo rimane alto, la digestione si ferma, il sistema immunitario viene soppresso e sregolato, l’infiammazione sale alle stelle.

Perché NESSUN essere vivente su questo pianeta è in grado di vivere in uno stato di sopravvivenza costante.

Immagina un paese in guerra. Le risorse vengono continuamente impiegate per affrontare la minaccia. Il cibo, l’acqua, il riposo e tutto ciò che serve per vivere normalmente iniziano a scarseggiare.

Nel corpo può accadere qualcosa di simile quando vivi in uno stato di stress costante. Le tue risorse vengono continuamente impiegate per affrontare ciò che percepisci come pericoloso, mentre tutto il resto passa in secondo piano.

È come se il corpo dicesse: “Prima dobbiamo sopravvivere. Poi ci occuperemo del resto”. Non è tempo di riprocreare – quindi il sistema riproduttivo inizia a non funzionare più correttamente. Non è tempo di mangiare, nutrirsi e digerire – quindi la digestione non funziona più correttamente.

Non ti è mai stato insegnato che dire di no è sicuro. Hai imparato a sopprimerlo. E ora viene fuori attraverso sintomi fisici.

Quando il tuo valore e la tua sicurezza vivono fuori di te, il tuo sistema nervoso non è mai davvero al sicuro. Un sistema nervoso sempre in allerta influisce negativamente sul sistema immunitario.

LA MALATTIA HA UN LAVORO CHE FA PER NOI

Ogni malattia sta facendo un lavoro per noi, ha uno scopo, ha un obiettivo, sta cercando di fare qualcosa. Solitamente, questo scopo o questa funzione rientra in una o più di queste tre categorie:

  • protezione
  • prioritizzazione
  • punizione

In alcuni dei miei clienti, ho osservato come i problemi della pelle sembrassero assumere una funzione di protezione. La pelle è il nostro primo confine con il mondo. Quando non sappiamo mettere confini e dire di no, e le persone ci camminano sopra, il corpo cerca di mettere quel confine e dire di no per noi attraverso la pelle.

Oppure l’aumento di peso. Molte vittime di abuso fisico, ingrassano molto e non riescono a perdere quel peso, perché la mente subconscia pensa che con quell’aumento di peso saranno meno attraenti e quindi meno vulnerabili. Come se quello strato in più potesse proteggerle.

Un esempio per la funzione di “prioritizzazione” può essere la stanchezza cronica. Può diventare una giustificazione per fermarci, per sottrarci a qualcosa che non sappiamo come rifiutare a parole.

Ed infine, punizione. A volte esperienze traumatiche ci portano ad avere talmente tanti sensi di colpa per qualcosa che abbiamo fatto, che il corpo ci “punisce” così che non lo debbano fare gli altri.

Sopprimere o eliminare il sintomo non è sostenibile né efficace. La malattia è un semplice messaggero.

Dobbiamo capire quale lavoro questa malattia stia cercando di svolgere per noi, e prendere in mano quel lavoro. Perché da bambini non abbiamo lo stesso potere e le stesse risorse che abbiamo da adulti.

IL CORPO NON È IL TUO NEMICO

Forse, alla fine, la domanda non è soltanto: “Perché mi sono ammalato?”

Ma anche: “Che cosa ho dovuto imparare a reprimere per sentirmi al sicuro?”

La rabbia che non hai mai potuto esprimere. Il bisogno di essere ascoltato. Il no che hai imparato a ingoiare. La tristezza che non hai mai avuto il permesso di sentire. Il desiderio di dire: “Adesso basta. Questo per me non va bene.”

Le parti di te che hai dovuto mettere da parte per mantenere l’amore, la sicurezza, l’appartenenza.

Perché molto spesso, ciò che oggi chiamiamo un sintomo o malattia autoimmune cronica è iniziato molto prima che quel sintomo comparisse. L’origine potrebbe risalire a molti anni prima. Quando eri piccolo e hai imparato che arrabbiarti poteva farti perdere amore. Che dire di no poteva rendere qualcuno distante. Che avere bisogni poteva farti sentire un peso. Che essere te stesso, completamente, poteva essere pericoloso.

Il tuo corpo non ha mai smesso di cercare di proteggerti.

Ma ciò che un tempo ti ha aiutato a sopravvivere, oggi potrebbe essere diventato qualcosa che ti impedisce di vivere pienamente.

Perché quando continuiamo ad abbandonare noi stessi per mantenere la pace, il corpo continua a ricevere il messaggio che essere noi stessi non è sicuro.

E finché non impariamo a sentirci al sicuro nell’esprimere ciò che siamo, quelle parti di noi continuano a chiedere spazio.

La guarigione non è soltanto biologica. È anche il recupero del permesso di essere te stesso.

Di avere bisogni. Di dire di no. Di provare rabbia. Di smettere di abbandonare te stesso per mantenere la pace. Di deludere qualcuno senza sentirti una cattiva persona.

Una persona che non deve più scegliere tra essere sé stessa e sentirsi amata.

E questo è il lavoro che approfondiremo nel prossimo articolo.

Capire tutto questo è un primo passo. Ma comprendere intellettualmente perché ti sei ammalato non significa ancora aver cambiato ciò che il tuo corpo ha imparato a fare per proteggerti.

Perché non basta sapere che puoi dire di no. Devi iniziare a sentire che è sicuro farlo.

Non basta sapere che hai dei bisogni. Devi iniziare a permetterti di averli.

Non basta capire che la rabbia è un’emozione sana. Devi iniziare a darle spazio, senza più doverla nascondere per sentirti al sicuro.

Nel mio percorso, ho dovuto cambiare come persona per poter guarire. Sono passata dal sentirmi come se stessi per morire all’idea di dire di “no” a qualcuno, a mettere confini senza nessun secondo pensiero, in totale sicurezza interiore. Ho dovuto lavorare sul sentirmi al sicuro nell’esprimermi, invece che continuare a trattenere tutto dentro di me. Ho dovuto riconoscere che posso essere arrabbiata e questo non mi rende una persona cattiva. Ho dovuto ritrovare un rapporto sano con la mia rabbia, smettendo di ingoiarla o ignorarla.

Il lavoro non è soltanto capire la funzione che la malattia ha svolto per te. È iniziare a riprendere quel lavoro nelle tue mani.

Un percorso per riconoscere ciò che hai imparato a reprimere, comprenderne l’origine e iniziare a costruire dentro di te quella sicurezza che un tempo cercavi adattandoti agli altri.

E nel prossimo articolo parleremo proprio di questo.

Capire la tua storia è importante. Ma il vero cambiamento inizia quando puoi finalmente permetterti di viverne una nuova.

Il tuo corpo è sempre stato lì per te, come un fedele alleato. Sta semplicemente cercando di riportarti a casa. Forse sta cercando di mostrarti che non puoi continuare a vivere abbandonando te stessa, ignorando i tuoi bisogni e trattenendo tutto ciò che hai imparato a nascondere. Il corpo non dimentica.

La tua malattia, chi ti sta invitando a diventare?

Un abbraccio,

Rachele


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